Il Segreto per creare la vita dei tuoi sogni : La Legge dell’attrazione spiegata con semplicità

Scroll..ate ragazzi/e!  C’è di più….questo articolo in evidenza è il primo che ho scritto!

Rullate e ne troverete altri più in basso. Grazie per l’attenzione!


Articolo pubblicato il 16 agosto del 2014

Che cosa significa questo sito e perchè? Non ce ne sono forse già abbastanza in circolazione?

Questo sito, come per tutti i siti o blog  che ho creato, nasce da un’esigenza mia e non è un prodotto pre-confezionato che ha lo scopo di promuovere un prodotto. Attraverso questo sito infatti non vendo libri, anche se mi capita di consigliarne.  Tutt’al più è un modo per dialogare con voi sull’argomento e trovare così altre anime affini alla mia, non ho certo la pretesa di insegnare, non mi pongo sotto questo aspetto (e quando mi capita di fare la “maestrina” lo faccio con la disposizione d’animo di un apprendista che vuole imparare a sua volta). Vi risulterà chiaro che questo è il sito di un anima confusa, che più che in cerca di certezze ( in questo momento storico proprio non se ne possono trovare) vuole trovare delle risposte dentro di sè e nel mondo la circonda.

La legge dell’attrazione spiegata in modo semplice?  Sì, come può farlo chi si avvicina per la prima volta (non in ordine di tempo, ma di importanza) a questo argomento.

E’ un po’ che ne sento parlare ed ho letto anche un bel po’ di materiale sul web ma in fondo non ci credevo. Sono tipicamente scettica verso ciò che non mi è troppo familiare.

Ho iniziato a interessarmi all’argomento intorno al 1997 o poco prima, un momento della mia vita che ha segnato una svolta importante nell’arco della mia esistenza.

Possiamo pure dire che in quel periodo sono come rinata. Ma il mio processo iniziatico stava solamente incominciando, se devo dare retta a quel sogno tanto importante per me: quello delle tre cascate.

Procedo come sempre ho affrontato le varie situazioni nella mia vita, non mi preparo a fondo, non studio come una forsennata, ma prendo semplicemente una traccia e la applico nella pratica direttamente. Sono coraggiosa? Sono temeraria? Sono una che si prende molti rischi? Può darsi, almeno in parte. Non ho paura ad applicare quello che ancora non so. Studiare tanto non serve a niente, puoi essere padrone di centinaia di libri, ma se non riporti nella pratica quello che hai letto, non ti serve assolutamente a niente. E’ nella vita vera che ci metti il muso e che lasci il grugno sul pavimento, a mordere la polvere.

Avere un’ immensa conoscenza teorica  e zero di pratica, che tipo di consapevolezza mi può mai dare?

Sono assolutamente convinta che il nostro corpo è soltanto un mezzo, un mezzo per passare attraverso in questa dimensione terrestre (nell’altra sarebbe solo di impaccio). Un esempio: pur essendo invalida infatti, cerco molto spesso di ignorare i segnali che mi dà il mio corpo e agisco come se fossi perfettamente sana, per poi pagarne le conseguenze solo dopo. Volendo si può acquisire un controllo totale sul proprio corpo, tale da fermare o rallentare al massimo il proprio battito cardiaco, tale da arrivare a non sentire il dolore, la volontà è superiore al corpo.

Cosa significa questo? Che si può osare, si può osare più di quello che pensiamo. La pratica è collegata al corpo, la teoria alla mente. Se si vuole percorrere la via della consapevolezza dobbiamo però abbandonare la nostra mente più che possiamo, la mente infatti mente, la troppa teoria ci allontana dalla vera consapevolezza.

E ne conosciuti tanti, che leggevano libri su libri, frequentavano corsi su corsi, per poi trovarsi più confusi di prima, più tormentati. Avevano delle aspettative: come se la conoscenza dovesse in qualche modo premiarli con un maggior grado di consapevolezza, sembravano fare a gara fra di loro quando si chiedevano: “Tu a che livello di consapevolezza sei?” – A che livello?  Ehilà, ragazzi ?! ma vi rendete conto di quello che state dicendo? Livello di consapevolezza?  Non esiste nessun livello di consapevolezza.

Ma che volete? La pagella? Credete che l’Universo stenda per voi una specie di classifica? Tu sei bravo, l’altro è meno bravo, uno ha un 7, l’altro un 9 e l’altro ancora è solo un 3? Ma stiamo scherzando vero? :o)

Dicendo questo non intendo però dire che la teoria non serva a niente, farsi una buona base teorica è sempre un buon punto di partenza, ma non possiamo restare eternamente attaccati alla linea di start, vi sembra? Il mio modo di procedere è il mio modo, non è migliore ne peggiore di altri, ma se non ottenete i risultati sperati, beh, merita un tentativo, vi pare? Può andare bene ad alcuni, può non essere buono per altri, nell’universo sono poche le cose universalmente valide e difficilmente quelle “umane” lo sono.

Dicendo questo intendo dire che man a mano che si percorre questo tipo di percorso ci si rende conto di appartenere o meno ad una specie di graduatoria, classificazione, scalino che va verso l’alto (non so come spiegarlo), grado di consapevolezza ecco, forse così ci siamo. Ma è una cosa nostra, che riguarda solo noi. Significa sapere chi siamo, che ce ne sono altri come noi e che non siamo soli. Non è un punteggio, non è una vittoria, non si tratta di competizione! ma di appartenenza semmai…

Per questo motivo e per giustificare la presenza di questo sito vi dico perciò che man a mano che leggo ed imparo della (o sulla) Legge dell’attrazione ho intenzione di metterla direttamente in pratica, nella vita di tutti i giorni e vedere quello che succede. Lo scopo di questo sito è appunto raccontarvi cosa ne esce dalla mia esperienza e “impastarla” – già come gli ingredienti per fare il pane -con ciò che già so, con quello che vedo e di cui non conosco ancora il significato.

Spero così di conoscere altre persone che “sentono” come me e che vogliono fare un pezzettino di strada insieme a me; spero anche che qualcuno rimanga, per realizzare insieme a me un progetto di mondo “nuovo”; spero di essere il vostro punto di non ritorno, l’elemento che fa cadere l’ago della bilancia improvvisamente tutto da un lato; spero di essere soprattutto un amica sincera, leale e fedele.

Buona Vita a tutti!

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Qualcosa di cui non si parla mai….

e cioè dell’origine del Male. Mentre sarebbe molto importante parlarne e conoscere certe dinamiche che avvengono ai giorni nostri, non per ripeterle ovviamente ma per combatterle.

Esiste un luogo che ho scoperto in una delle mie passeggiate con il cane, dove si può dire che quasi certamente ha sede, vive, ha preso a domicilio il governatore del Male che vive qui in Italia. Il Male non è soltanto una parte interna a noi (chi lo pensa è stato abilmente manipolato a crederlo) ma esiste come entità specifica esterna. Un vero e proprio vampiro di energia. Non lo dico per spaventare chi legge, perchè non bisogna avere paura, la paura va ricacciata indietro e coraggiosamente superata, perchè la paura lo alimenta.

Voglio proporvi, come premessa all’argomento, un altro video in tedesco dal titolo “Satanisch-ritueller Kindesmissbrauch existiert und die Spuren führen bis zur obersten Elite”, un argomento di cui si evita deliberatamente di parlarne ma che si riferisce ad un fenomeno che esiste anche qui in Italia e che viene mantenuto segreto. Tutto ciò che è segreto assume potere verso chi non lo conosce, e se tende verso il Male fa pendere l’ago della bilancia verso lo squilibrio e la disarmonia universale.

Parlarne non significa dare perle ai porci (se non in piccola parte) ma significa non permettere che l’occultismo prenda una brutta piega. Tutto ciò che è sano, vero e sincero non ha bisogno di segreti, è vissuto alla luce del sole. Ma quando l’essere umano si vuole sostituire a Dio, non è mai bene. In questo video si spiega come la schizofrenia è spesso il risultato di violenze subite per un tempo sufficientemente prolungato da spingere la propria personalità a scindersi per riuscire a sopravvivere nonostante il dolore. Cosa che sospettavo già da tempo, visto che mio padre ne era un esempio vivente. Le vittime (se non hanno la possibilità di scegliere) diventano spesso a loro volta degli aguzzini.

Cosa mi ha convinto.

Ho trovato questo video in tedesco e vedrò di tradurvelo al più presto in italiano. Tra l’altro anch’esso è una traduzione di un altro video in inglese, quindi non è originale dell’autore stesso.  Come ben sapete ritengo il Sole e la Luna i miei simboli personali, collegati al karma ed alla famiglia e alla mia storia. Cercando notizie su questo simbolo sono andata via via scoprendo delle cose, ma soprattutto ho scoperto che questa immagine è diffusa in tutto il mondo e simboleggia diverse cose, ma in particolare una, quella vera e originale, quella dell’Eclissi. Durante l’eclissi di sole infatti, la luna oscura del tutto o in parte la luce del sole, facendo sì che il giorno diventi notte e la notte diventi giorno, sì proprio come nel famoso film del . Questo simbolo infatti si riconduce ad un immagine primordiale, un simbolo ancestrale, un archetipo.  Adoro gli archetipi!

Come al solito quando scrivo faccio un bel minestrone, nella confusione probabilmente è facile fraintendermi. Ma spero che per voi non sia così, ormai avvezzi ai miei voli pindarici!

Numerologie der Freimaurerei – Bedeutung und Vorkommen in der Gesellschaft. Numerologia della Massoneria – Significato ed evento nella società.

Originalartikel von Eric Dubay auf http://www.atlanteanconspiracy.com. L’articolo originale è di Eric Dubay che trovate su www.atlanteanconspiracy.com

Vorrei fare un appunto sulla parola Freimaurerei, perchè mi piace scoprire i significati di una parola tradotta letteralmente, infatti Freimaurerei è scomponibile in due parole: frei che significa “libero” (che si ritiene libero) e maurerei tradotto significa “muratore”, quindi muratore della libertà o qualcosa di simile, che si potrebbe definire come “chi costruisce la libertà”, o “costruisce liberamente”.  Credo sia un bel significato, meglio di sicuro a quello che solitamente viene dato ai massoni, che ormai sono diventati sinonimo di mafia, affiliati di qualche setta malefica o tipo klux klux clan. Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa significa veramente e perchè da qualche tempo mi interesso di numerologia, alchimia e trasmutazione dell’energia e perchè ho deciso di approfondire questi argomenti.

I nativi d’America erano mongoli

Ricercando si scopre che:

Tantissimi secoli fa, in un’altra era geologica , il continente americano e quello asiatico non erano separati dal mare, come lo sono oggi tra l’Alaska e la Siberia . Erano invece uniti da una striscia di terra chiamato Beringia (vedi soto qui sotto). Oggi la Beringia non esiste più, è una terra sommersa, e il tratto di mare che separa America e Asia si chiama stretto di Bering . Lungo quella terra gli antenati degli indiani, partiti dalla Mongolia 20mila anni fa , hanno raggiunto l’America, dando origine alle popolazioni pellerossa .

Considerando il fatto che fra le mie ave c’è anche una principessa mongola e che mia madre le somiglia in modo molto forte (pelle scura, occhi asiatici, capelli neri corvini molto ricci e bellezza naturale, si dice infatti che ogni tot generazioni certe caratteristiche del dna si ripresentano), posso tranquillamente dire di poter avere un legame con loro.
Andiamo quindi a conoscerli un po’ meglio.
Chiamare questi popoli indiani d’America , non è giusto e l’errore fu di Cristoforo Colombo : quando, nel 1492, toccò le coste del continente americano, Colombo era convinto di aver raggiunto le Indie , vera meta del suo viaggio. Di conseguenza c hiamò le popolazioni di quei luoghi “indiani” . Quando fu chiaro che, invece delle Indie, aveva scoperto un nuovo continente, l’America , ormai l’errore era fatto. Il nome corretto delle popolazioni che abitavano il continente prima dell’arrivo di Colombo e dei conquistatori europei è nativi americani . “Pellerossa” fa invece riferimento al colore della loro carnagione ed è un termine sbagliato tanto quanto “indiani”.

Quando capirono che era stato scoperto un continente sconosciuto e nuovo , gli europei si mossero alla sua conquista. Inglesi e francesi fecero di tutto per impossessarsi dei territori rubandoli ai nativi e, dopo anni di aspre lotte, massacri e guerre sanguinose ci riuscirono, costringendo i nativi americani a vivere in territori pensati apposta per loro e chiamati “riserve indiane”.

Le riserve indiane erano zone destinate ad accogliere le tribù indiane , che l’avanzata dei bianchi scacciava, mano a mano, dai territori d’origine. Erano i territori che ai bianchi non interessavano , sia perché non possedevano ricchezze minerarie da sfruttare sia perché erano troppo aridi o freddi per consentire agli europei l’agricoltura o l’allevamento. Le popolazioni native, fiere e coraggiose , combatterono a lungo contro l’invasore bianco.  Tra le battaglie più importanti che hanno segnato la storia di questo popolo ne ricordiamo due:

– la battaglia di Sand Creek (nello stato del Colorado), del 1864, in cui l’esercito americano compì una strage sterminando un intero villaggio, donne e bambini compresi 
– la battaglia di Little Big Horn (nello stato del Montana), del 25 giugno 1876, in cui i nativi americani riportarono un’importantissima vittoria contro il Settimo reggimento di cavalleria dell’esercito americano, riuscendo anche a uccidere il loro comandante, il generale George Armstrong Custer.
Oggi i discendenti dei nativi americani rimasti sono appena qualche migliaio, stanziati in diverse zone degli Stati Uniti.

La popolazione dei nativi americani era divisa in circa 250 tribù , distribuite in tutto il continente nordamericano, da sud a nord. Le più famose erano quelle degli Apaches , dei Sioux , dei Navajo , degli Cheyenne e dei Mohicani . Ogni tribù aveva un capo , con il compito di stabilire le regole della vita della comunità . Tutti gli appartenenti alla tribù avevano un compito da svolgere. Uomini, donne, anziani e bambini, ciascuno dava il suo contributo alla vita comune. Al contrario dei bianchi, gli indiani non combattevano mai per il possesso delle terre perché, secondo la loro concezione, la terra era di tutti.

L’abitazione tradizionale indiana è il tepee , ed è la classica tenda a forma di cono che tutti conosciamo. Era comoda, perché si poteva smontare e spostare quando si voleva . Spesso, infatti, gli indiani svolgevano una vita nomade , sempre alla ricerca del territorio che dava più frutto. Oppure seguivano gli spostamenti delle mandrie di bisonti per dare loro la caccia, poterne mangiare le carni e ricavare vestiti e tepee dalle loro pelli.

I grandi protagonisti della religione dei nativi americani erano gli “spiriti” . Dominavano ogni cosa, dagli uomini alle piante e il più importante era il Grande Spirito o Manitù . I sacerdoti si chiamavano sciamani e avevano il potere di comunicare con gli spiriti e di guarire gli uomini dalle malattie .
Ogni tribù aveva il suo totem , un palo di legno sul quale erano rappresentate le insegne della tribù o del suo capo. Ogni totem aveva due ali , perché gli indiani pensavano di essere “angeli che hanno un corpo”. Inoltre, vi erano sempre incise le fattezze di alcuni animali , per esempio la farfalla, l’aquila o il bisonte. Ognuno di questi animali rappresentava una “qualità” che la tribù desiderava possedere . Il cavallo, per esempio, rappresentava la libertà, l’aquila il potere spirituale, il lupo la lealtà, il bisonte l’abbondanza.

La donnola che animale è? e che c’entra con me?

Ho scelto il nome di Donnola Sagita perchè mi risuonava bene, poi ho scoperto che Sagita significa “freccia” e così incuriosita mi sono voluta informare anche sulla donnola (è così che funziona con me, prima faccio le cose come autoguidata da qualcosa o qualcuno e poi vado a scoprirne il significato, come credo succeda a molte altre persone, è questa la molla che mi rende curiosa; quando faccio qualcosa e non so nemmeno io perchè, il primo passo è chiederselo, perchè spesso questi piccoli gesti passano persino inosservati, talmente si è abituati a compierli).

La strega che c’è in me dorme sopita, preferisco così. Qualcuno avrà creduto che utilizzo “magie” molto potenti e le uso contro le persone, no, non lo faccio, per scelta, perchè so cosa significa abusarne. Volendo potrei farlo e in qualche occasione mi è successo, spaventandomi io stessa della “forza” che esprimo. Quindi ci ho rinunciato di nuovo. Vedo che chi usa anche malefizi di piccola entità si trasmuta anche fisicamente, si abbrutisce, si indurisce, lo sguardo perde la sua limpidezza, diventa scuro e denso, le labbra prendono una piega dura, rigida, come di accusa verso il mondo. Ed a me piace la gioia, non posso vivere senza questa luce. La Conoscenza di certi segreti va meditata nell’uso e va usata con parsimonia. Credo in Dio e questo mi basta. E’ lui il mio punto fermo. Anzi abborisco la Magia Nera e me ne sto lontana. Evito ogni fanatismo, perchè l’Amore è frutto della Libertà. Mi chiamano “indomabile”, “ingestibile”, “non-controllabile”, va bene così. Il contrario sarebbe male per me. Scelgo solo ciò che va bene per me. Se non lo faccio è perchè mi ci hanno costretta con la forza o ingannata. Ma dura davvero poco…

Ritornando alla donnola, a questo animaletto curioso che forse tanto mi somiglia in questa vita.

Non confondete la donnola con la faina anche se entrambe sono carnivore (come me, infatti non credo che diventerò mai ne completamente vegetariana, ne vegana, per il semplice motivo che sento un forte bisogno di mangiare carne, almeno un paio di volte alla settimana. Preferisco però scegliere oculatamente quantità e qualità e credo che si possa essere carnivori senza per questo favorire la crudeltà nei confronti degli animali destinati al macello, anzi condannandola). Se i nativi americani mangiavano carne, come molte popolazioni del nord, va bene anche per me. Come in ogni cosa ci vuole assennatezza e non uso indiscriminato.

IL VOLO DELL’AQUILA di Affonso Romano de Sant’Anna

Il testo che segue è stato tratto da:http://www.sagarana.net/archiviolavagne/lavagne/15.htm

 Visto che siamo in questo clima di rinascita, con lo spirito pronto per nuove cose, comincerò col trascrivere qualcosa che ho ricevuto. Avevo pensato ad una cronica diversa, una cosa del tipo: “Proposte per il nuovo millennio”, come fece Italo Calvino. Ma a volte un testo parabolico, ellittico, può dirci di più di quelli che hanno la pretesa di essere oggettivi. Eccolo:

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, dove non avrà bisogno di volare. Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Questo testo è stato inviato come biglietto d’ auguri per l’anno nuovo da Rose Saldiva della Saldiva Pubblicità. C’è un altro paragrafo esplicativo che commenta questa parabola e il titolo è “Rinnovamento”.

Ho pensato che ti sarebbe piaciuto leggere questo racconto, soprattutto adesso che gennaio ci inonda con la sua luce.

Questo testo vale più di mille illustrazioni.

So quanto sia difficile trovare un’idea nuova e sorprendente per un biglietto di fine anno. Ma questo, oltre a colpire fortemente la nostra immaginazione, scatena in noi una serie di correlazioni e sdoppiamenti.

L’apertura è secca e forte, non c’è una parola di troppo. Sembrano le battute del destino della Quinta Sinfonia di Beethoven. Rileggiamo: “L’aquila è l’unico uccello che arriva ai settant’anni. Ma perché ciò accada, intorno ai quaranta, deve prendere una decisione seria e difficile”.

Ho letto da qualche parte che Jung diceva che intorno ai 40 anni qualcosa di sotterraneo comincia a succederci e gli esseri umani sentono di essere all’apice della loro forza creativa. E’ quando possono (o no) entrare in contatto con le forze profonde della loro personalità.

Ho già sentito da esperti in amministrazione di imprese che c’è un momento in cui queste cominciano a crescere e i loro dirigenti devono prendere una decisione – o fanno in modo che crescano una volta per tutte accettando sfide più pesanti o chiudono perché rimanere immobili significa soltanto rimandare la morte.

Ho già menzionato in altre crônicas il personaggio di Jean Barois (di Roger Martin du Gard) che fece il suo testamento a 40 anni, quando credeva di essere all’apice della sua potenza intellettuale, temendo che in vecchiaia, logorato e stroncato, avrebbe fatto un altro testamento che negasse tutto quello in cui credeva da giovane. Infatti, invecchiando, fece davvero un altro testamento che annullava e smentiva il precedente. Il fatto è che la sua prospettiva nel corso della vita era cambiata come quella dell’osservatore di un fenomeno.

L’anno sta inziando.

Ancora più grave: un secolo sta iniziando.

Gravissimo: più che un anno, più che un secolo, un nuovo millennio si sta inaugurando.

Tre volte Sisifo: l’anno, il secolo, il millennio.

Sisifo – quello che fu condannato a far rotolare un macigno su per la montagna sapendo che quando fosse quasi arrivato in cima- patapum!… Il macigno sarebbe precipitato e lui avrebbe dovuto spingerlo di nuovo verso l’alto.

Ma riprendiamo: “L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile. A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.”

La nostra società pensa di aver inventato, per gli esseri umani, un modo per risolvere il dramma dell’aquila: la chirurgia plastica – un po’ di silicone di qua, una stiratina alla pelle di là, tingere e trapiantare i capelli. Fatto questo, l’aquila se ne va svolazzando per salotti, spiagge, schermi, uffici e passerelle…

Ma l’ altra aquila preferisce una soluzione che viene da dentro, magari più dolorosa.

Ritirarsi su un dirupo, distruggere il vecchio ed inutile becco, aspettare che un altro spunti e con questo strapparsi le penne in un rito di iniziazione di 150 giorni.

Mettiamo che l’aquila si sia appena separata.

(Deve ridimensionare il suo corpo e i suoi desideri, smontare casa e sentimenti, riordinare oggetti e sensazioni, riscoprire i propri figli).

Mettiamo che l’aquila abbia appena perso il lavoro.

(Deve scoprire un nuovo percorso quotidiano, altre capacità, affrontare umiliazioni).

Mettiamo che l’aquila abbia appena cambiato paese.

(La crisi o l’amore l’hanno portata verso altri lidi. Deve apprendere di nuovo tutti i linguaggi e reinventare la sua immagine in altri specchi).

Mettiamo che l’aquila abbia appena perso una persona cara.

(E’ come se una parte del corpo le fosse stata strappata, sente che non potrà più volare come prima, che l’azzurro le è inutile).

Mettiamo che si trovi in una nuova situazione in cui viene sfidata a mostrare la propria competenza.

(Ha paura del fallimento, crede di non avere né artigli né ali per volare più in alto).

Mettiamo che l’aquila abbia cominciato a far caso alla sua pelle, alla sua resistenza fisica, a certi acciacchi della vecchiaia.

E allora bisogna buttare il vecchio becco, strapparsi le vecchie penne e ricominciare.

Epoca di metamorfosi.

Gli studiosi della metamorfosi dicono che non soltanto le larve si trasformano in farfalle. Con nostro stupore anche le pietre passano attraverso silenziose metamorfosi.

Insomma, sembra che siamo condannati alla metamorfosi. Morire varie volte e varie volte rinascere. Fino ad arrivare alla metamorfosi finale, dove ciò che era sogno e carne si converte in polvere.

Ma che resti sempre nell’azzurro l’imponderabile volo dell’aquila.

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Affonso Romano de Sant’Anna, che vive a Rio de Janeiro, è uno dei più
grandi poeti brasiliani contemporanei, autore, tra altri, di “Que 
País È Este? (Che paese è mai questo?)

Commento :

Anno 2017 , è un periodo difficile, pieno di sfide , cè chi perde il lavoro, la propria casa, le persone più care,  ma l’esempio dell’aquila ci fa capire che è doloroso ma necessario per ripartire in una nuova esperienza di vita.

Ma non solo. Anno 2017, anno della rinascita (dove ho letto che debba essere per forza simbolo di morte? no, simbolo di rinascita! non di morte…), una rinascita che si eleva dopo la sofferenza, il cambiamento necessario a far deperire le cose che non funzionano più (questa è la morte), ma dopo ogni morte c’è sempre una rinascita! Perchè il ciclo continua, non finisce mai, niente si crea, niente si distrugge.

È parte delle leggi della natura la “scelta” e l’errore più clamoroso che puoi fare è scegliere in base al dolore momentaneo.
Hai la capacità di proiettarti, di immaginare il futuro.
Ora sfrutta al meglio questa abilità scegliendo non in base a come quella scelta ti fa stare ora, ma in base a come ti farà stare in futuro……e poi… VOLA!

L’immaginazione è una gran bella cosa. Grazie all’immaginazione diventiamo creativi.

E di questa metamorfosi parlo anche in una mia canzone scritta nel 1999: To die for to live.

Vi devo assolutamente segnalare questo video!

Cito: Diverse tendenze e condizioni stanno avvicinando il mondo di oggi ad una transizione inevitabile, ad un nuovo ordine socio economico. Un nuovo mondo è imminente. L’elite ai vertici del potere, è sempre più disconnessa dalle persone che si trovano in basso. La classe media si sta sgretolando, diventando sempre più povera. La disoccupazione è in aumento a causa dell’esternalizzazione che le fabbriche fanno in paesi in cui riescono ad assumere pagando una frazione degli stipendi occidentali, e in ultima analisi, l’automazione industriale renderà la maggior parte dei posti di lavoro di oggi, obsoleti. Allo stesso tempo, gli esseri umani stanno attraversando un’evoluzione psicologica. Cominciamo a realizzare che nella vita deve esserci più del consumo ciclico di beni e servizi, alimentato continuamente da media manipolativi e da agenzie pubblicitarie che lottano per mantenere la loro presa sulle nostre menti. Con così tanti di noi ad interrogarsi su quale sia lo scopo di questa corsa al successo, non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata la principale causa di disabilità. La disuguaglianza di reddito continua ad allargarsi, le persone hanno sempre meno speranza nell’inseguire la loro sopravvivenza, mentre cibo, vestiario, alloggio, e tutte le necessità potrebbero essere facilmente fornite a tutte le persone del mondo. Tuttavia, a questo punto, siamo molto vicini alla terza guerra mondiale, quindi dobbiamo riorganizzare la società in tutto il pianeta in modo che l’industria e la produzione possano creare abbondanza per tutti. Con la disoccupazione che si diffonde in maniera irreversibile in tutto il pianeta, avvertiamo sotto la sua superficie il ticchettio di una bomba sociale ad orologeria. La classe dirigente di ogni nazione sta cominciando a prendere atto di questo senza però osservare il processo complessivo, essendo per lo più interessata a preservare il suo potere. Siamo entrati nell’ultimo tratto delle “socio economie egoistiche”, dove pochi ricchi godono del lavoro di molti. Il feudalesimo, il capitalismo e il neoliberismo hanno rappresentato gli ultimi passi graduali nel massimizzare ed esaurire le nostre relazioni egoistiche. Le socio economie basate solo sull’egoismo umano stanno arrivando alla loro implosione. Con o senza un’altra guerra mondiale prenderà forma inevitabilmente un nuovo ordine socio-economico. E sarà accompagnato da una profonda trasformazione psicologica, che ci farà scoprire nella nostra connessione umana, una nuova fonte di appagamento e prosperità. Decenni di ricerca in diversi campi: biologia, psicologia, neuroscienze e altro ancora, tutte indicano una verità fondamentale: gli esseri umani sono cablati per la connessione sociale e la nostra felicità duratura è radicata nelle connessioni positive che realizziamo. La sfida che abbiamo di fronte oggi come civiltà, è riorganizzare la società con la minor quantità di caos e sofferenza. Il concetto di lavorare per vivere dovrà tramontare. I governi forniranno alle persone una qualche forma di reddito di base universale. Allo stesso tempo, il legame artificiale tra materialismo e felicità verrà districato in quanto le persone impareranno a coltivare la loro connessione positiva, trasformandola essenzialmente in un nuovo tipo di industria. L’eccessivo consumo si ridurrà non appena le persone saranno meno incentrate sull’acquisizione materiale; le norme sociali e i valori cambieranno quando la gente collegherà la felicità alle relazioni positive; malattie sociali come depressione e stress diminuiranno non appena aumenterà la mentalità della cooperazione e della reciprocità; la nostra coesione sociale diventerà la nuova fonte di fiducia, mentre l’accumulo di ricchezza finirà per essere vista come un’ingrata ed inutile corsa al successo.

Buona visione

 

Meglio precisare prima che a qualcuno venga la voglia di fraintendere?

Le cose di base sono fondamentali per capire tutto il resto. Quindi ritorniamo ai numeri, dei quali parlavo ieri.

Dicevo che i numeri “base” sono 10 e vanno da:

0 – 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9

perchè nei livelli successivi non fanno altro che ripetersi fra loro.

I numeri base sono di natura “orizzontale” e sono equidistanti fra loro. Li differenzia sempre un 1 di troppo o di meno.

Quello che volevo dire è che non esistono numeri più importanti degli altri, e che quindi non significa che il 7 sebbene inferiore numericamente al 9, non è meno importante del 9. Tutti sono necessari alla numerazione. Tutti.

Lo “0” – zero è il Nulla ed il Caos, da cui viene sempre generato qualcosa se si segue la legge del Bene, altrimenti è distruzione, spegnimento eterno. Infatti esistono i numeri negativi al di sotto di esso.

L’ 1 è Dio ed anche il 10 lo è, ma con diverso impercettibile significato. Ogni volta che si va verso lo 0 (zero) si va poi ad incontrare Dio, 10. Ovviamente ogni volta che si incontra Dio, si fa un salto di livello (chiamiamolo così per ora, anche se come termine non mi piace).

Avete presente l’Abaco? E’ più o meno strutturato così. Da 0 a 9 siamo al primo livello di base, dal 10 al 19 al secondo livello e così via.

Pensiamo per esempio al sistema binario (su cui la moderna tecnologia si basa), è formato da 1 e 0, acceso e spento, visto che comunque i computer funzionano solo ad energia elettrica. Provate ad immaginare di poter far uso di energia illimitata ed inesauribile come quella divina?

In parte lo sappiamo già, se pensiamo all’energia atomica o a tutte quelle nuove energie superpotenziate che stanno per venire fuori in questi giorni o che sono già state scoperte ma che vengono poco utilizzate (forse perchè è preferibile fossilizzarsi?) e parlo anche di quelle naturali come il fulmine, l’esplosione vulcanica, la generazione d’idrogeno, i geisser ecc.ecc.

I numeri quindi servono per contare e calcolare, i numeri hanno una frequenza, una vibrazione, i numeri sono archetipi, i numeri sono anche energia, i numeri regolano l’ordine nell’universo. Dovremo per sempre ringraziare gli Arabi per aver diffuso in tutto il mondo questa conoscenza.

Ma i numeri non hanno un valore.

Mi spiego meglio. Matematicamente parlando ok, ne hanno uno, se così si vuole definire, è intrinseco. Numero = valore? ok, va bene se così volete. Numero = conta direi io. E’ un sistema creato per la comodità divina, diciamo. Visto che a Lui piacciono le cose semplici, non ha mai fatto nulla per complicarsi la vita, ma per semplificarla sì. Chi la complica è sempre qualcun’altro…che guarda caso è così furbo da non comparire mai nelle nostre lamentele, ma questo è un altro discorso.

Il numero è semplicemente un segno con la sua utilità, non un valore. Chi ci ha insegnato il contrario voleva prepararci all’avvento di qualcos’altro. Chi ha usato numeri per contrassegnare gli ebrei nei campi di concentramento anche.

Quindi essere il numero 7 o il numero 9, significa solamente che stiamo vibrando su quella lunghezza d’onda lì, che esprimiamo quel potenziale, il numero simboleggia qualcos’altro semmai, per comodità.

Non significa che il numero 7 è di 2 livelli inferiori al 9. Che c’entra? Chi ti ha insegnato questo ti ha ingannato.

Semplicemente tu sei il 7 ed io il 9. Punto. Due cose diverse, poste sulla stessa retta.

E’ vero bisogna considerarlo un miracolo. Tutto ciò che è Bene lo è.

Abbiamo studiato anche che in passato (e forse qualche popolazione lo fa anche ora) che il sistema numerico non era sempre impostato su base 10, come da noi, ma a volte su base 20, 30 o 40. Questo perchè secondo voi?

Se ad ogni 10 c’è un salto di livello, cosa mai ci può essere a 20, 30 o 40? Un salto raddoppiato, triplicato o quadruplicato, giusto?

Vuol dire solo che quel popolo pretendeva molto da se stesso. Per finire il ciclo non bastava fare un salto alla volta, ma ne dovevi fare 2, 3 o 4 per essere meritevole.

Ognuno in questo senso fa un po’ come vuole, ma non è richiesto.

Ecco anche perchè ad ogni fine millenio si temeva la fine del mondo. Sì una fine c’era, come nel 1999, ma come avete visto nel 2000 non c’è stata nessuna fine del mondo. Ora la fine del mondo non la collegano più ad un numero preciso, ma la rimandano solamente di anno in anno.

La fine del mondo per me è collegata ad una paura ancestrale. Ma non è questo il momento della fine del mondo, mettetevelo bene in testa. I cambiamenti fanno presagire dentro di noi la fine di un mondo, ma solamente nostro. Difficile da spiegare, ma spero sia chiaro egualmente.

Torniamo quindi al numero 11. Undici non ha valore senza la consapevolezza, la volontà di. Non può essere spinto e nemmeno costretto a farlo. L’11 non è un suicida, il suicida contravviene ad una delle Leggi primarie del divino, l’amore per la vita. Quando ci si suicida si scade per un preciso motivo e non solo perchè lo dice la Chiesa Cattolica. Quindi per essere un vero 11, ci vuole il sacrificio abbinato all’amore per la vita. E ti dico che non è affatto facile, bilanciare le due cose. Potremmo benissimo dire che l’11 è Cristico. Solo Gesù è riuscito a bilanciare le due cose. E anche venisse fuori che Gesù in fondo è solo il figlio non riconosciuto di Erode, le cose, i fatti non cambiano. Anzi ci dicono ancora di più quanto sia valso il suo sforzo.

Tutti noi abbiamo una natura bivalente, una terrena, bellissima, meravigliosa, che se solo sapessimo cosa vuol dire essere terrestri (invece di rovinarci la vita)….e un altra di un’altra dimensione, diciamo spirituale.  Unificare le due non è un compito facile, ma nemmeno è richiesto. Siamo qui proprio per assaporare i due aspetti distinti. Questo non significa essere angelici di giorno e sodoma e gomorra di notte e viceversa, non significa comportarsi in modo schizofrenico o da psicopatici.

Unificare (per me) significa accettare e non provare vergogna nel condividere questo stato. Sapere che c’è sempre un legame con l’aldilà e renderlo palese, vivendolo in modo terreno. L’amore per la natura è una di queste manifestazioni.

Nella vita non bisogna mai scadere nel fanatismo, perchè il fanatismo è fratello dell’intolleranza verso chi è diverso da noi. Ma è proprio questo il bello di essere terreni, che qui possiamo essere UNICI, non lo saremo più poi, saremo solo uno dei tanti, lo capite o no? Gli angeli sono angeli, punto. Gli arcangeli anche se qualcuno di loro diventa anche famoso come Gabriel o Michael, sono tutti uguali, punto. Esprimono le stesse capacità e potenzialità. Non esistono angeli UNICI, ma terrestri unici sì.

E’ nell’unicità che possiamo sperimentare la CREATIVITA’, in nessun altro luogo, possiamo davvero essere come Dio. E quando parlo di POTERE io parlo di questo potere, la capacità di esprimere se stessi fino in fondo, senza paure. E’ questo il nostro compito primario, non ne abbiamo altri.

Quindi quando l’11 esprime il sacrificio di sè, lo fa per esprimere se stesso completamente, perchè ci crede con tutta la sua anima, non può fare diversamente, come un musicista non può fare a meno di suonare, una ballerina di ballare e così via.

Ma non lo fa perchè si vuole suicidare o odia la vita, non deve essere questo il motivo che lo spinge. Ma l’esatto contrario, ama tanto la vita che, accetta di essere quello che è.

Cosa è successo se un 11 diventa improvvisamente suicida? Vuol dire che qualcosa si è rotto dentro di lui (comunque altamente improbabile vista l’alta resistenza alle avversità e la grande fede interiore) oppure che qualcuno lo ha spinto o ha provocato il fatto per far credere che.

Istintivamente sappiamo questo, quando avvengono fatti di questo tipo. E non si tratta di pure teorie complottistiche. C’è dell’altro.

Perchè sappiamo perfettamente che esiste la dualità e non solo dentro di noi, ma anche fuori di noi, è un’energia (attualmente) squilibrata che tende al potere assoluto. è nera e porta alla morte, alla distruzione.

Attualmente ma ancora per poco, è lui (e lo scrivo minuscolo apposta) che teme la fine del mondo, e noi attraverso di esso.

Un essere evoluto che ci sta a fare qui? Non certo per voltare le spalle a chi è meno fortunato di lui. Esegue il suo compito fin dove può arrivare e poi lascia lo spazio ad altri. Può mancare a qualcuno, ma non per questo tornerà indietro.

Esistono milioni di questi esseri qui sulla Terra, milioni! Ognuno fa il suo piccolo, nel suo tempo e nel suo spazio. Non si sa bene perchè ma anche il Bene deve avere un limite? Ecco perchè sono state generate due tipi di energie, quella positiva e quella negativa, quella bianca e quella nera, la vita e la morte e così via. O forse questa Legge valeva una volta ed ora non vale più? Per questo qualcuno ha così paura di dover finire il suo tempo?

Lo scopriremo solo vivendo.

Ed ora un appunto per me ed un saluto a cui tengo molto.

Ciao

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sagita significa freccia

Già proprio oggi ho scoperto che quel nome mio inventato, che mi risuonava dentro, significa freccia in spagnolo.

Beh, la freccia viene scagliata lontano da chi l’ha inviata, le freccie sono la prima arma usata in combattimento di solito, proprio mentre si subisce l’attacco da parte della fanteria.

Ieri proprio mentre scrivevo sono venuti a trovarmi i demoni, piccole nuvole di fumo denso e scuro, che sento arrivare per il freddo che provo alla schiena e alla nuca, ho la capacità di vederle, per me è normale. Ho chiesto loro che ci facevano qui e cosa volevano, ma ovviamente non mi aspetto una risposta, so già cosa vogliono, ma sono curiose come bambini. Esseri che hanno ancora tutto da imparare nella vita, in senso positivo ovviamente. Non riesco più nemmeno a provare rabbia o dolore verso di loro, ma solo compassione e forse un pizzico di paura a volte (ma ormai solo un pizzico), più che altro disagio, perchè so di essere osservata. E quando lo fanno so che sto per diventare pericolosa per chi sta dietro di loro.

Qualcuno mi ha detto che mi nutro ed esprimo solo di “Parole, parole, parole” è evidente che fare i fatti non sia necessariamente il mio compito. Non sono qui per questo, ma per suggerire ed aprire nuove porte.

Chi vede qualcosa lo sa, e segue la traccia lasciata dalla freccia. Ogni volta troverà un demone trafitto ed una porta aperta dietro di lui.

Quando faccio i fatti non vado a vantarmene in giro, parlano da soli. Il Bene si fa, e lo sanno bene anche Alessandra e Paolo, facendo in modo che chi lo riceve nemmeno se ne accorga, non deve provare nessun debito di gratitudine verso di te, altrimenti è un bene fasullo. Anzi se prova un po’ (ma giusto un pochino, più che altro è un dubbio, un punto di domanda che non riesce a spazzare via l’affetto che provi per quella persona) di rancore è meglio, se ne ricorderà per tutta la vita senza provare il bisogno di dover contraccambiare. La metodologia non è proprio delle più limpide, ma è difficile dosare al punto giusto le sue diverse varianti. L’importante è non scadere troppo o in un senso o nell’altro. Diciamo che è rischioso e non per tutti.

 

 

 

 

L’alto significato dei numeri.

Dò molta importanza ai numeri, e non solo perchè da ragazza preferivo la matematica alla letteratura e mi piaceva risolvere equazioni “impossibili”, ma perchè ne colgo il significato simbolico.

Ogni segno numerale da noi scritto ha un armonia ed un senso intrinseco, un valore arcaico, molto simile alle vibrazioni musicali (infatti tra musica e matematica c’è un forte collegamento, basti pensare ai tempi, 1/4, 1/8 ecc.), a mio parere addirittura archetipico, sebbene il segno possa benissimo non essere evocativo.

L’invenzione dei numeri risale agli Arabi? Pare proprio di no. Solo con gli scavi archeologici, eseguiti nelle terre del mondo antico, si è scoperto che l’idea di tale numerazione è venuta contemporaneamente a più popoli in regioni diverse, prima fra tutti l’India . Ma allora come mai, i numeri che usiamo oggi si chiamano “numeri arabi” ? Gli arabi non hanno inventato le cifre, ma hanno avuto il merito di diffonderle in Occidente tramite le opere del matematico arabo Al-Khw?rizm? . Il suo libro sulla numerazione indiana è stato infatti tradotto in latino ed è diventato, sul finire del Medioevo, un grande best-seller conosciuto in Francia, in Italia, in Germania, e nel mondo occidentale!

Notate la coincidenza? Infatti non è la prima volta che accade e non è apparsa solo per i numeri ma per molte altre Conoscenze che abbiamo: cito ” l’idea di tale numerazione è venuta contemporaneamente a più popoli in regioni diverse”.

E vi riporto di nuovo al mio libro “La vera storia di Maya”, proprio al suo inizio, quando i superstiti (infatti la maggior parte degli abitanti perì nella catastrofe) fuggiti via mare con le loro imbarcazioni decisero di dividersi e di navigare in direzioni diverse, per darsi una chance (Non conoscevano il resto del mappamondo perchè erano sempre restati ad Atlantide).

Per esempio il famoso gioiello a forma di mezzaluna (che mezzaluna non era) sembra che venisse tatuato anche sulla fronte delle sacerdotesse dell’antica religione celtica (vi ricordate Morgana e Re Artù? che non è una leggenda ma è realmente esistito).

Leggendo su Wikipedia scopro ora che : Secondo Jung il numero è «un archetipo dell’ordine divenuto cosciente.»

L’Ordine nell’Universo si chiama anche Armonia, significa che c’è una Risonanza.

Se noi studiamo la musica scopriamo che l’armonia in una canzone per esempio, è la base di partenza sia delle parole che degli accordi.

Tutti gli Archetipi infatti si collegano alla Conoscenza Arcaica o Prima (prima di dimenticarsi tutto, intendo). La Conoscenza Arcaica è quindi collegata alla Conoscenza del Bene e del Male e quindi al Libero Arbitrio.

Tutta questa premessa per dire cosa? Sono molto compiaciuta (si dice così? a volte le parole mi vengono in tedesco e non in italiano) del fatto che un personaggio molto noto (anche della tv) abbia voluto mettermi sull’avviso del vero significato dei numeri 11 e 7. Ma devo rispondergli di non preoccuparsi per me, perchè li conoscevo già. E’ vero che l’11 viene tradotto letteralmente come “sacrificio di sè” ma non necessariamente come “vittima sacrificale” scelta (individuata) da parte di certi individui noti della Loggia Nera, ma che il soggetto (in virtù di quel libero arbitrio che molti non hanno) sceglie deliberatamente e volontariamente di sacrificarsi per il bene ultimo dell’umanità. Consapevolmente.

Cosa vuol dire questo? Che essendo un anima antica sa già come andranno a finire le cose. Che quello che sta facendo non è altro che la conclusione di un ciclo, un cerchio che si chiude.

E scusatemi se a volte mi prende la stupidera, se una persona mi stuzzica continuamente, non riesco proprio a resistere alla tentazione di rispondere. Ma per me è solo un gioco. Ed il gioco è bello finchè dura poco. Infatti se qualcuno ancora non si è accorto, ho smesso di giocare, quindi è del tutto inutile che reiteri certi comportamenti. Hai ricevuto quello cercavi mio caro, lo hai voluto tu.

Tornando al discorso dei numeri, vorrei dare ad A.K. delle dritte sulla corretta interpretazione. E poi magari gli spiego anche cosa vuol dire un numero 7 o numero 9 (come me) e che relazione c’è fra di loro.

Da dove vengono queste mie conoscenze? No, non ho studiato, ma quando lo faccio trovo molto spesso riscontro su quello che già so. O semplicemente una memoria arcaica? Si può dire? Ero una Sibilla tanto tanto tempo fa, quindi la Conoscenza faceva parte di me, come il respiro. Ecco perchè amo tanto i Segni ed i Simboli.

Viviamo qui come Dormienti, ma basta aprire gli occhi per cogliere…ciò che già sappiamo. Ecco perchè vengo anche chiamata, dai tempi antichi, come “Colei che vede”. Dicono che vivo di ricordi, che sciocchezza! Si vive di ricordi, perchè i ricordi sono la nostra Conoscenza. Sono solo una donna stanca, tutto qui. Molto ma molto stanca. Che sia per quello che ho la Fibromialgia? La malattia della stanchezza perenne potremmo chiamarla? Che sia una prerogativa delle anime antiche? Bah, un altro mistero da svelare. Dovrei andare a dormire, ed invece nonostante l’intruglio a base di valeriana, passiflora e biancospino sono qui ancora alle 2.40 sveglia come un grillo!

Scusate sono molto dispersiva. Concentrazione ragazza!

Allora il 7. Il 7 è il numero dell’UNIVERSO, dell’universalità della Regola, la direzione verso cui va, ok va bene anche come lo hai interpretato tu e cioè “al naturale tendere verso il Bene”, sì perchè Dio ha creato l’Universo, Dio è Amore e quindi tende verso il Bene. Tutto quello che è stato creato tende verso il Bene? No, non direi proprio. La dualità purtroppo esiste, esiste come senso di separazione, derivata dal castigo divino. No, non tanto dal castigo che non c’è proprio stato,  ma dalla scelta autonoma di chi l’ha presa. Devo rivelare senza rivelare troppo perchè gli eventi di cui ho accennato sono ancora in corso. Altrimenti ne parlerei liberamente.

Ma quella dell’11 è troppo limitante, troppo vista dalla parte della Loggia Nera. Così vorrebbero che fosse: 11=sacrificio, agnello sacrificale. Beh, ma non è così. L’11 è semplicemente una data importante, una svolta. Se si entra nel dettaglio l’11 è composto da due 1. 1+1 = 2 (la coppia), ma io qua parlerei di dualità.

Ve l’ho già detto che ho incontrato San Giovanni redivivo? Sebbene la persona rinneghi ora questo fatto, so che quando ne parlava ne era convinta, ma come al solito la nostra società se dici e pensi certe cose ti fa cambiare idea alla svelta o ti fa passare per matto.

Ebbene è stato lui stesso a rivelarmi quale che era il mio compito: riequilibrare lo Ying e lo Yang, il Positivo ed il Negativo, la Luce e l’Oscurità, il Bene ed il Male. Perchè questo? Perchè anche lui sapeva che qualcosa era successo in passato. Qualcosa provocato proprio da questo Libero Arbitrio di cui saremmo dotati e cioè l’aver modificato l’asse universale dell’Armonia primordiale. La Bilancia tende più da una parte ora, pende sul Nero, quindi tutte le nostre convinzioni sono influenzate da questo. E mi fermo qui, ho già detto più di quello che avrei dovuto.

Ah,no. Aspetta. Dimenticavo. Quale sia la relazione fra i numeri? In Italia in numeri sono suddivisi in gruppi di 10 (non solo in Italia, direi almeno in tutta Europa o nel mondo intero adesso? non so di preciso) cioè vanno da 0 a 9, cioè 10 numeri. Da 10 si riparte con 1-1, 1-2, 1-3 come nel tedesco infatti.

I numeri base chiamiamoli così, perchè io so le cose ma mi mancano i termini tecnici (insomma ho spesso la sostanza ma non l’apparenza), la comprensione ma non la terminologia corretta, sono collocati su una linea retta.

0 – 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 –

che possiamo definire anche come livello spazio-temporale.

La stessa cosa cioè che dicevano anche (vedo ora da Wikipedia) i nostri antenati.

Ma quindi perchè contare fino a 11 se l’ultimo numero/simbolo è il 9?

Dal quale di solito riparte un altro ciclo?

Perchè ci si collega alla scienza esoterica dei Tarocchi e in particolare agli Arcani Maggiori che sono in totale 22.  Di cui l’11 è l’esatta metà. Ma su questo discorso torniamo un’altra volta, adesso vado veramente a nanna. Buonanotte!

 

 

 

 

Hanno gli uomini effettivamente il libero arbitrio?

Ne dubito fortemente. Ma…dovrebbero averlo. Se siamo lontani parenti di Adamo ed Eva, che hanno mangiato del frutto della Conoscenza, quella Conoscenza così totale e piena sul Bene e sul Male altro risultato non dà che una piena consapevolezza e quindi anche la conseguente responsabilità su ogni azione fatta.

Ma visto che non facciamo altro che sbagliare e che di senso di responsabilità non ne vedo poi molto, nemmeno ai livelli alti, dubito fortemente che abbiamo ancora il Libero Arbitrio o che siamo ancora capaci di usarlo.